Teatro per Voci dal Carcere

 

Per parlare di carcere occorre conoscere la situazione in cui versano gli Istituti di detenzione in Italia, occorre riflettere e approfondire i molteplici aspetti legati alla giustizia, alla formulazione e all’applicazione delle leggi, occorre rifarsi alla storia, ai principi che hanno ispirato e regolamentato il mondo del diritto o tentato di predisporre un “sistema di pena” e occorre interrogarsi anche sui destini delle “persone interessate”, si tratti di carcerieri o carcerati.

 

La nostra operazione non ha però obiettivi di questo tipo. Il testo che rappresentiamo, nasce alcuni anni fa a partire da una serie di suggestioni e spunti che sono sostanzialmente “vistose degenerazioni e alterazioni di equilibri” forieri di oscuri comportamenti individuali o collettivi, che hanno portato a episodi di definitiva perdita di fiducia dei cittadini nei confronti di un compito fondamentale dello stato: la sicurezza e il diritto in ambito rieducativo delle persone detenute.

La “misteriosa” morte di Stefano Cucchi fa da sfondo a questa narrazione che è contemporaneamente esperienza e riflessione, documento e constatazione. L’attore in scena presta il suo corpo e la sua voce, la sua tensione, la sua paura e la sua esperienza a un testo nato su forti emozioni che hanno avuto e potrebbero avere altri nomi, altri protagonisti per fortuna spesso documentati, nonostante le molte reticenze, nonostante le lacune nelle indagini o nonostante le quasi mai accertate responsabilità.

La prigione, in questo spettacolo, è uno stato d’animo principalmente e consente una serie di passaggi narrativi solo parzialmente riconducibili a fatti reali. È un modo per parlare di noi tutti, per esprimere il dolore e la sopraffazione esercitati o subiti, per mettersi empaticamente nei panni di qualcuno. L’unica oggettività è dunque quella dell’essere umano di fronte a circostanze fin troppo possibili; è il dramma legato a un istituto che invita il pensiero contemporaneo a non distrarsi, a considerare la tragedia come qualcosa che può essere evitata. È un gioco delle parti dannatamente serio che ha provocato e continua a provocare nelle persone coinvolte, sgomento, solitudine e disperazione.

Con questo spettacolo vogliamo esprimere vicinanza e solidarietà con tutti coloro che hanno subito o continuano a subire soprusi, vogliamo contribuire a tener alta l’attenzione perché gli abusi all’interno di strutture chiuse come il carcere non siano più “normali procedure” e vogliamo credere di dar voce a chi stando dietro le sbarre ritiene che gridare non serve a nulla.

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SCHEDA TECNICA
TIPOLOGIA: prosa
DURATA: 1 ora
CAST: 1 attore / 1 tecnico
SPAZIO SCENICO: Lo spettacolo è rappresentabile preferibilmente al chiuso. E’ necessario uno spazio con misure minime 3×3 mt. In caso il teatro non avesse in dotazione la strumentazione, la Compagnia provvederà al reperimento del materiale tecnico necessario.
AUDIO: mixer audio / n° 2 casse amplificate
LUCI: dimmer / consolle luci / n° 6 PC da 1000 w
CARICO/SCARICO: Per il montaggio e smontaggio della scenografia è necessario che i veicoli della Compagnia possano accedere il più vicino possibile all’area scenica per il carico/scarico dei materiali.
MONTAGGIO/SMONTAGGIO: Montaggio 4 ore / Smontaggio 2 ore.