È chiaro fin dall’inizio che Don Chisciotte e Sancho Panza sono due personaggi contemporanei e l’elemento che li unisce è prima di ogni altra cosa un luogo. Un luogo fisico e mentale che non lascia dubbi sulla sua identità: siamo in una casa di cura. E qui, con le necessarie accortezze, inizia una sorta di gioco di ruolo in cui si vorrebbe mettere in discussione le parti e si prende l’opera di Cervantes come sfondo per esprimere disagi, sogni e delusioni, desideri e paure.

Va detto però che sia il luogo sia il tempo appaiono sospesi perché la realtà che ha forgiato gli attori coinvolti nella situazione, scivola sullo sfondo come un non luogo dove l’evidenza dello scorrere del tempo non basta da sola a determinare le scelte di coloro che “interpretano il proprio ruolo”. Anzi. Si vorrebbe pure giocare a scambiarsi le posizioni, si vorrebbe interpretare un altro personaggio, rovesciare i ruoli, giocare con la vita; come in una tragicommedia, però, le parti non si scambiano o solo per pochi istanti, o per finta. Il destino sembra infatti l’unico padrone di ciò che capita ed è inutile pensare a una qualsivoglia evoluzione o cambiamento. Ognuno rimane solo con i suoi pensieri, le sue paure, i suoi dubbi!

Un corto teatrale che indaga attraverso i personaggi “classici” di Don Chisciotte e Sancho Panza i punti di forza e le debolezze di ciascuno di noi e lo fa con ironia utilizzando una struttura scenica semplice e veloce e mettendo in evidenza un’atmosfera dolente ma molto poetica.

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Giuliano Tonin